Acqua E Dintorni

ottobre 19, 2019. by

a cura di Luca Giorgetti

**************************************************************************** Indice: Allarme per la salinizzazione Campagna elettorale: andiamo in Calabria

La prossima iniziativa ufficiale del Forum, anche se in questo periodo il lavoro è continuato soprattutto in Toscana (sistema di allerta e salinizzazione) e in Piemonte (convegno sulla gestione delle risorse idriche e osservatorio sulla spesa per la ricostruzione), la faremo in Calabria all’inizio di Maggio. Nelle intenzioni dovrebbe essere una delle iniziative maggiormente qualificanti la campagna elettorale dei Verdi, seconda forse soltanto a quelle legate alla sicurezza alimentare e alla qualità dei prodotti. La prossima iniziativa sarà caratterizzata dal rilancio delle nostre proposte e da una maggiore concentrazione verso temi più strettamente “politici”, quali l’abusivismo e le responsabilità degli amministratori nei casi di alluvioni . Per eventuali disponibilità a collaborare, potete contattare gli organizzatori Claudio Margottini ([email protected]) e Mauro Romanelli ([email protected])

Acqua. il 22 giornata mondiale

Un italiano su sette non e’ per nulla soddisfatto dell’acqua che esce dal rubinetto di casa. O perche’ non arriva in tutti i periodi dell’anno, o perche’ non la ritiene buona. Considerata sempre piu’ come “il petrolio del terzo millennio” e tra le principali cause di conflitti in varie parti del mondo, anche in Italia dunque l’acqua non e’ sempre un bene alla portata di tutti. E, proprio per sviluppare una “cultura dell’acqua”, giovedi’ prossimo anche nel nostro paese si terra’ la giornata mondiale indetta dalle nazioni unite fin dal 1993. Giornata che ha come obiettivi, tra l’altro, quelli di “assicurare per il futuro un riconoscimento generale dell’importanza dell’acqua come elemento prezioso e vitale da gestire in modo razionale” e di “sottolinearne la rilevanza ai fini ambientali e della salubrita’ della vita”. A testimoniare il fatto che l’approvvigionamento idrico delle famiglie italiane “presenta alcuni problemi” ci sono appunto i dati presentati dall’Istat un paio di mesi fa nell’indagine “i cittadini e l’ambiente”: il 14% delle famiglie italiane, ovvero un italiano su sette, dichiara il verificarsi di irregolarita’ nell’erogazione dell’acqua. Nello studio l’Istat conferma poi come il fenomeno dell’irregolare erogazione dell’acqua “riguarda particolarmente il mezzogiorno (27,8% nelle isole e 21,6% nel sud)”. Piu’ nel dettaglio, sono Calabria e Sicilia a presentare i maggiori problemi (45% in Calabria e quasi il 30% in Sicilia). Ma, avverte l’Istituto nazionale di statistica, “in queste due regioni, a fronte di una carenza d’acqua, non si rilevano comportamenti individuali di particolare rispetto per la risorsa idrica: se la percentuale nazionale di persone che dichiarano di non prestare mai attenzione a sprecare l’acqua e’ pari al 12,2%, in Sicilia e in Calabria si riscontrano percentuali rispettivamente del 14,5% e del 15,6%”. Eppure, stando ai dati forniti dalla Commissione interministeriale per la politica dell’acqua nel Mediterraneo, “l’Italia si colloca tra i paesi ricchi di risorse idriche, potendo vantare una disponibilita’ teorica annua di 155 miliardi di metri cubi”, con una rete nazionale di infrastrutture idriche capace di sfruttarne 42 miliardi di metri cubi. Una quantita’, cioe’, assolutamente capace di soddisfare i bisogni del paese se non fosse per un altro aspetto messo in luce dai dati della Commissione: le perdite. “la rete di distribuzione- si dice infatti nel rapporto della commissione- presenta perdite in media del 27% con picchi superiori al 40%”. Nell’indagine dell’Istat, pero’, ci sono altre informazioni interessanti sull’approccio degli italiani all’acqua. “Nel 46,5% delle famiglie- ad esempio- almeno un componente non beve l’acqua del rubinetto o perche’ non e’ potabile o perche’ non si fida a berla”. Situazione, ovviamente, “piu’ critica nelle isole (qui la percentuale di famiglie raggiunge il 59,4%) e in particolare in Sardegna con il 68,7%”. Molto diffidenti nei confronti della qualita’ dell’acqua di rubinetto sono anche le famiglie della Lombardia, della Toscana e dell’Umbria (le percentuali superano infatti il 54%). L’altra faccia della medaglia di questo comportamento e’ l’ampio consumo di acque minerali. La percentuale di persone che beve abitualmente acqua minerale, dice l’Istat, e’ passata tra il 1993 e il

1998 dal 70,7% al 77,6%. Abitudine, questa dell’acqua minerale, piu’ diffusa al nord (88,9% nel nord ovest e 84,8% nel nord est) e, in particolare, in Lombardia (91,9%). Oltre a convegni e dibattiti, la “Giornata mondiale dell’acqua” (patrocinata dalla Presidenza della Repubblica e dalla Presidenza del Consiglio e organizzata dai Ministeri delle Politiche agricole, della Sanita’ e della Pubblica Istruzione) prevede in calendario una serie di iniziative per le scuole e per i cittadini, comprese visite guidate alle sorgenti italiane, alle fontane storiche e agli impianti idrici.

Agricoltura, i conti difficili con l’ambiente

Crescono consumi d’acqua ed emissioni di gas serra – Negativi i trend negli Usa

Il Sole 24 ore 19/3/2001 Nicola Borzi

L’agricoltura non è solo quella che appare negli spot “laccati”, con grandi campi di un verde tanto intenso da apparire surreale. Ma non è nemmeno il calderone “maledetto” i cui prodotti possono scatenare psicosi collettive, come nel caso di “mucca pazza”. L’agricoltura è un settore produttivo moderno e complesso che, come e più di tutte le altre attività umane, legato all’ambiente da un rapporto diretto e simbiotico. Un rapporto spesso mitizzato, talvolta demonizzato che l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico alla quale aderiscono i 30 Paesi più evoluti del pianeta, ha analizzato a cominciare nel 1997 con alcuni studi sull’impatto ambientale del settore primario. La serie quest’anno è arrivata al terzo appuntamento con la pubblicazione di uno studio che esamina l’agricoltura dei Paesi Ocse attraverso indicatori ambientali. Ne esce l’immagine di un settore che, almeno negli Stati più sviluppati, ha imboccato la strada di un rapporto più attento all’ambiente, benché la situazione nel suo complesso presenti aspetti molto critici. L’Italia dà buona

prova di se: l’indagine mostra che l’agricoltura della Penisola è ai vertici mondiali di alcuni indicatori per “pulizia”. Tuttavia, restano gravi problemi irrisolti, soprattutto dove (acqua, aria ed erosione del suolo) non entrano direttamente in gioco le pressioni emotive dei consumatori e i timori per l’alimentazione. Terra. Il primo e fondamentale fattore produttivo è il terreno. Tra gli indici più importanti esaminati dall’Ocse ci sono quelli sull’uso che si fa della terra e l’impatto a cui è sottoposta dalle coltivazioni e dall’allevamento. Cattive notizie arrivano dal fronte dell’impiego di fertilizzanti. Il carico di azoto per ettaro, esaminato nel decennio tra il periodo ’85-87 e quello ’95-97, non è calato: la media Ocse di quindici anni fa vedeva, infatti, era di 23 chili di azoto impiegato per ettaro, lo stesso dato del ’95-97. Ma gli squilibri, e le divergenze nei trend di impiego, sono assai elevati: si passa come mostra la tabella pubblicata sopra – da un record di 314 chili per ettaro in Olanda nell’85-87 (calato a 262 dieci anni dopo), dovuto anche all’alto input per una zootecnia intensissima, a un minimo di cinque chili nel primo periodo in Nuova Zelanda, saliti a sei nel ’95-97. L’Italia si posiziona “benino”: non tanto per il valore assoluto, che era di 44 chili per ettaro nell’85-87 ed è calato a 31 dieci anno dopo, sempre molto sopra la media Ocse. Ma soprattutto perché la Penisola si pone al sesto posto tra i Paesi Ocse che più hanno ridotto l’impiego dei composti azotati, tra i principali responsabili tra l’altro dell’eutrofizzazione delle acque. Notizie migliori sul fronte dei pesticidi. In questo campo l’Italia è il quarto Paese Ocse per maggiore riduzione del loro uso tra l’85-87 e il ’95-97, un calo superiore al 50%: dalle 99.100 tonnellate impiegate nel primo periodo si è passati, infatti, a 48.270 dieci anni dopo. È un trend simile a quello messo a segno dall’Unione europea, che ha imboccato da più di un decennio forme di sostegno pubblico alle attività meno inquinanti nell’ambito della Pac, la Politica agricola comunitaria da cui derivano la maggior parte delle risorse destinate ogni anno al settore. Nel periodo in esame la Ue ha visto calare le tonnellate di pesticidi utilizzati da quasi 384mila a meno di 254mila, con una contrazione di oltre il 20 per cento. Bocciati invece gli Usa, il “granaio” del mondo, rimasti pressoché stabili: da 377mila a 373mila tonnellate di pesticidi l’anno. Acqua. Su questo fronte le indicazioni non sono tranquillizzanti. L’acqua sta diventando sempre più una risorsa “a rischio”, sia in termini di disponibilità che di qualità. E il suo impiego in agricoltura e zootecnia, nei tre lustri tra i primi anni ’80 e la seconda metà dei ’90, è aumentato in ambito Ocse di quasi il 5%, passando da 402 a oltre 422 miliardi di metri cubi l’anno. I consumatori maggiori, anche se con un trend in calo, sono gli Stati Uniti: da quasi 203 a 195 miliardi di metri cubi l’anno. Nell’Unione europea è invece aumentato il consumo: da 67,5 a 74,4 miliardi di metri cubi. Gran parte di questo oceano finisce nei campi italiani, che ne assorbono sempre di più: la Penisola agli inizi degli anni ’80 impiegava 31,9 miliardi di metri cubi, quindici anni dopo era oltre 33 miliardi di metri cubi l’anno. Aria. Agricoltura e allevamento hanno una parte di responsabilità sebbene inferiore a quella dell’industria anche nell’inquinamento dell’atmosfera, attraverso l’emissione dei gas serra (principalmente anidride carbonica, metano e biossido di azoto) responsabili del progressivo innalzamento della temperatura del pianeta. Nei cinque anni tra il 1990-92 e il 1995-97 l’agricoltura dei Paesi Ocse ha visto l’emissione di questi gas crescere quasi del 2% a 1,18 miliardi di tonnellate l’anno, per una quota pari all’8,4% del totale delle emissioni di gas serra. In ambito europeo invece, nel periodo in esame, si è riscontrato un calo del 2 per cento. Ma l’Italia “ha remato contro”, con un incremento delle emissioni agricole dell’1,5% circa.

Lunedì 19 Marzo 2001