I Campi Elettromagnetici A Bassissima Frequenza (Cembf)

settembre 29, 2019. by

I campi elettromagnetici a bassissima frequenza (CEMBF) ed i loro effetti sulla salute

Prof. Morando Soffritti (Istituto Ramazzini – Bologna)

1. Definizione di campo elettromagnetico

Cariche elettriche statiche generano un campo elettrico. Cariche elettriche in movimento generano un campo magnetico. Quando un elettrodomestico e’ collegato con la propria spina alla presa dell’impianto elettrico, se non e’ in funzione produce solo un campo elettrico; se e’ in funzione produce anche un campo magnetico, in quanto la corrente elettrica scorre lungo i fili. Generalmente il campo elettrico ed il campo magnetico sono correlati fra di loro. Il termine campo elettromagnetico si riferisce ai campi elettromagnetici alternati.

I campi elettromagnetici sono caratterizzati dalla lunghezza d’onda (espressa in metri) e dalla frequenza (espressa in hertz). L’intera gamma delle frequenze (o delle lunghezze d’onda) presenti in natura o artificiali e’ denominata spettro elettromagnetico. Tale spettro comprende i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (quali quelli prodotti dalle linee elettriche e dagli elettrodomestici), quelli a frequenze piu’ elevate (radiofrequenza e microonde dei telefoni cellulari, ripetitori televisivi, forno a microonde, ecc.), i raggi infrarossi, la luce visibile, ed i campi elettromagnetici a frequenza altissima quali i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma.

I campi elettromagnetici, secondo la loro frequenza (o lunghezza d’onda), possono avere effetti biologici diversi e comportamenti fisici diversi. Al crescere della frequenza, infatti, aumenta anche l’energia elettromagnetica (o radiazioni) la quale puo’ essere in grado, come nel caso delle radiazioni ultraviolette, raggi X, raggi gamma, di determinare una ionizzazione di atomi e molecole i cui prodotti, interagendo con particolari componenti cellulari, possono essere fonte di danni per i vari sistemi biologici. Viceversa i CEMBF non possiedono un carico energetico tale da produrre una ionizzazione della materia.

Per quanto riguarda il comportamento fisico, il campo elettrico ed il campo magnetico a bassissima frequenza possono essere considerati entita’ fra loro indipendenti.

Tale indipendenza risulta importante in relazione al diverso comportamento che queste due forze hanno rispetto alla materia, e cioe’:

1) il campo elettrico puo’ essere facilmente schermato ed inoltre puo’ scaricarsi attraverso le parti del corpo che sono a contatto con il terreno;

2) il campo magnetico e’ difficilmente schermabile, passa attraverso tutti i materiali, induce nel corpo correnti elettriche secondarie che permangono al suo interno muovendosi circolarmente.

L’indipendenza del campo elettrico dal campo magnetico alle frequenze estremamente basse consente di prendere in considerazione separatamente gli effetti delle due forze e, nello stesso tempo, rende ragione dell’interesse scientifico prioritario che e’ stato dato allo studio degli effetti del campo magnetico a bassissima frequenza sulla salute.

Poiche’ i campi elettrici e i campi magnetici a bassissima frequenza possono essere considerati indipendenti l’uno dall’altro, talvolta sono denominati separatamente.

L’unita’ di misura del campo elettrico e’ il Volt per metro. L’unita’ di misura del campo magnetico e’ il Tesla (T) o Gauss (G), dove 1 T = 104 G. Poiche’ l’intensita’ del campo magnetico al quale comunemente la popolazione si trova ad essere esposta e’ molto piu’ bassa del T o del G, solitamente si usa utilizzare come unita’ di misura il microTesla (1 µT = un milionesimo di T) o il milligauss (1 mG = un millesimo di G).

2. Le sorgenti e le caratteristiche di alcuni tipi di esposizione a CEMBF

Attualmente i CEMBF sono molto diffusi nell’ambiente di vita generale e di lavoro. Essi sono prodotti dagli impianti di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica, dagli elettrodomestici comunemente utilizzati nell’ambito familiare, da utensili e impiantistica industriale, videoterminali, apparecchiature mediche, ecc. La stragrande maggioranza di questi CEMBF hanno frequenza di 50 Hz (in Europa) o 60 Hz (negli USA) ed hanno la capacita’ di indurre correnti elettriche nel corpo umano.

Anche il campo magnetico terrestre ha una frequenza alternata di 50-60 Hz. La sua intensita’ (0,02-0,2 µT) e’ pero’ di gran lunga inferiore a quella dei campi magnetici artificiali ai quali l’uomo viene a trovarsi esposto.

E’ noto che l’intensita’ del campo magnetico decresce con l’aumentare della distanza dalla sorgente. Tuttavia l’estinzione del campo magnetico si verifica con caratteristiche diverse secondo la tipologia di tali sorgenti. Infatti, mentre l’intensita’ del campo magnetico prodotto dagli elettrodomestici si abbassa notevolmente, quasi ad estinguersi, ad una distanza di 30-50 cm da essi, l’intensita’ del campo magnetico generato dalle linee elettriche decresce e si estingue a distanze molto maggiori. Per quanto riguarda le sorgenti di campo magnetico relative alle varie attivita’ professionali/occupazionali, con l’eccezione dei videoterminali (la cui intensita’ di CEMBF e’ quasi azzerata alla distanza di 30-40 cm.), la valutazione del decremento rispetto alla distanza e’ ininfluente poiche’ le varie attivita’ lavorative vengono in genere svolte a stretto contatto con tali sorgenti.

Oltre alle caratteristiche del decremento dell’intensita’ del campo magnetico con la distanza, un altro parametro importante di cui si deve tenere conto e’ la durata della esposizione. Mentre l’esposizione a campo magnetico prodotta dagli elettrodomestici, infatti, puo’ essere considerata puntiforme (pochi minuti al giorno), l’esposizione professionale al massimo puo’ arrivare alle 40 ore di lavoro settimanale, per quanto riguarda la esposizione di residenti (in particolare bambini e anziani) in abitazioni localizzate in prossimita’ di linee elettriche, essa puo’ risultare molto piu’ prolungata (dell’ordine anche di 15-20 ore al giorno).

In conclusione, da quanto sopra detto in merito alla intensita’ del campo magnetico prodotto dalle varie sorgenti, al suo grado di estinzione con la distanza in dipendenza della tipologia delle sorgenti medesime, ed alla durata della esposizione in relazione alle varie situazioni, emerge che il settore di rischio potenziale piu’ elevato e con necessita’ prioritarie di intervento al fine di ridurre la esposizione del pubblico ai campi magnetici, risulta essere quello che riguarda le linee elettriche di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica che passano in prossimita’ degli insediamenti confinati (intendendo con questo termine: abitazioni, scuole, edifici sociali, uffici, ecc.).

3. I rischi per la salute dei CEMBF

I primi dati sui possibili effetti negativi per la salute dei CEMBF risalgono alla fine degli anni 60, allorche’ ricercatori dell’Unione Sovietica riportarono i risultati di un’indagine condotta su un gruppo di lavoratori di una sottostazione di trasformazione elettrica. Secondo quei ricercatori, i disturbi di carattere nervoso/comportamentale denunciato dai lavoratori era da correlare alla loro esposizione a campi elettromagnetici. Questa comunicazione al momento non suscito’ pero’ grande interesse nella comunita’ scientifica, date le debolezze metodologiche con cui la ricerca era stata condotta. E’ soltanto nel 1979 che, a seguito di un’indagine condotta nella citta’ di Denver nel Colorado da due ricercatori americani, la dottoressa Wertheimer e il dottor Leeper, fu ipotizzata per la prima volta una associazione causale tra esposizione a campo elettromagnetico a bassissima frequenza ed aumento del rischio di leucemia e di tumori del sistema nervoso nei bambini residenti in abitazioni vicine a linee elettriche ad alto voltaggio.

Anche se questa prima segnalazione fu accolta, allora, da piu’ parti (scientifiche, produttive, politiche, ecc.) con sufficienza e scetticismo, tuttavia attiro’ l’interesse della comunita’ scientifica internazionale. Da quel momento, infatti, iniziarono, in particolare in Europa e negli USA, numerosi studi epidemiologici e sperimentali che hanno permesso, a distanza di oltre quindici anni, di acquisire, anche se in termini non esaustivi, un’ampia messe di dati e conoscenze che permettono oggi di poter meglio valutare i potenziali rischi dei CEMBF per la salute e di conseguenza di poter programmare e mettere in atto provvedimenti che riducano il livello di esposizione della popolazione umana.

Qui di seguito verranno riportati e commentati i dati scientifici piu’ rilevanti oggi disponibili che si riferiscono ai potenziali rischi per la salute dei CEMBF ed in particolare per quanto riguarda:

1) gli effetti tossici acuti e comportamentali;

2) gli effetti cancerogeni in bambini e in categorie di lavoratori professionalmente esposti.

3.1. Dati sui potenziali effetti tossici acuti e comportamentali

I dati della letteratura sulla possibile associazione tra esposizione a CEMBF ed effetti tossici acuti e comportamentali riguarda una serie di patologie e sindromi nervose quali: disturbi cardiaci, sindromi depressive, cefalee, ecc.

I risultati di alcune indagini condotte sono presentati nella seguente tabella.

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