Dopo La Sconfitta Elettorale Del Girasole

marzo 5, 2019. by

home / riflessioni

Dopo la sconfitta elettorale del girasole e le assurde e paradossali dichiarazioni di Pecoraro e Francescato sullo scioglimento dei Verdi, subito rimangiate a seguito delle proteste della base, si apre una fase cruciale per il futuro dell’ambientalismo politico in Italia. Il partito non è proprietà privata di nessuno, rappresenta la questione centrale del prossimo secolo, è parte di un movimento internazionale che in alcuni paesi del Nord Europa si sta affermando come innovativa cultura politica. C’è stata troppa fretta di liquidare l’esperienza del sole che ride, il vertice dei verdi è stato preso da un inspiegabile “cupio dissolvi”. Il gruppo dirigente nazionale ha deciso in maniera centralistica e verticistica l’operazione girasole, che è stata sconfessata dall’elettorato. Non è possibile continuare a prendere decisioni sui verdi con questi metodi o con l’ausilio di truppe cammellate. Stavolta, facciamo una riflessione seria a partire dalla base.

In questo momento difficile dobbiamo ragionare e riscoprire l’attualità della motivazione politica che ci indusse a fondare i verdi in Italia. Il pensiero ecologista è un approccio globale di trasformazione della società. Siccome l’inquinamento, la distruzione delle risorse ambientali coinvolgono tutti gli aspetti del vivere sociale, sono la conseguenza di un preciso modo di intendere la vita e la società, è l’intero modello di sviluppo del pianeta che deve essere reimpostato in una logica di sostenibilità. Quindi, la questione ambientale è lo snodo fondamentale per rivedere criticamente nella loro globalità le politiche di governo. Occorreva (e occorre) un movimento politico che assumesse in pieno la centralità della questione ambientale, facendone la propria ragione sociale e il motivo fondante di un processo strategico di modificazione economica e sociale. Da qui, l’esigenza di un partito dei Verdi autonomo e indipendente dalle altre culture e organizzazioni politiche che hanno differenti e a volte superati modelli di interpretazione della realtà e che non assumono la centralità della questione ambientale.

Certo, questo progetto politico epocale, ha bisogno di un’espressione politica forte e non marginale. In alcune nazioni europee, il peso dei Verdi nella politica e nelle istituzioni è sempre più determinante, e ciò influisce nella formazione delle scelte di governo e nel modificare l’orientamento degli altri partiti, in particolare quelli riformisti, in materia ambientale. In Italia, questo non avviene ancora per due motivi, uno interno e uno esterno. Quello interno è l’incapacità dei Verdi di costruire una classe dirigente all’altezza della sfida epocale che gli compete. Finora, mediocrità politica, personalismi, ambizioni private hanno prevalso e contraddistinto la leadership verde. C’è poi, una scarsa capacità di selezionare efficacemente i quadri che dovrebbero costituire il ricambio del gruppo dirigente nazionale. Almeno all’inizio, la confluenza nei Verdi di esponenti di quella cultura ambientalista fondata sullo studiare, sull’approfondire le questioni, sul proporre soluzioni concrete alternative a quelle dominanti, aveva colmato questa lacuna. Ora invece, si fa avanti un clan di ambientalisti improvvisati, parolai e inconcludenti che rischia di trasformare i Verdi in una formazione politica estremista e massimalista a parole, ma nella sostanza, velleitaria e incapace di influire sulle scelte concrete. Il motivo esterno ai Verdi è l’immaturità del sistema politico nazionale, in parte conseguenza di un’arretratezza della società, che sta ancora tentando faticosamente di evolvere verso una configurazione moderna di tipo europeo in grado di far competere sul mercato politico pochi partiti, rappresentativi delle culture politiche fondamentali dell’occidente, quella riformista di ispirazione socialista o social-democratica, quella conservatrice di stampo liberale o popolare e, recente acquisizione, quella verde di matrice ambientalista. In Italia, abbiamo fenomeni di personalizzazione della politica impensabili in altri paesi, come la varie Liste Bonino, Di Pietro, D’Antoni e via dicendo che inquinano e rendono ancora più confusa la scelta elettorale (sarebbero immaginabili in Germania o in Francia una Lista Muller o una Lista Dupont?). Perciò, e’ mia profonda convinzione che quando saremo riusciti a costruire una classe dirigente adeguata e consapevole del ruolo e della missione da svolgere e quando il quadro politico nazionale completerà il processo di semplificazione in atto, la presenza dei Verdi assumerà il peso e l’autorevolezza che sono necessarie.

Terenzio Longobardi