Onde Fuori Controllo

febbraio 18, 2019. by

E’ scontro tra ANPA (ambiente) e ISPESL (sanita’) su chi deve fare le analisi sull’elettrosmog

da Erba 4-10 giugno 1999

Elettrosmog?- “È, materia sanitaria. I controlli sono nostra competenza”, dice Livio Giuliani, dell’Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro (Ispesl), organismo del ministero della Sanita’ (Erba, n. 17). Ma Vanni Bulgarelli, consigliere d’amministrazione dell’Anpa, l’Agenzia nazionale di protezione ambientale, non e’ d’accordo. Perche’ l’Anpa, sostiene, ha tutte le carte in regola per svolgere quel compito, soprattutto dopo il referendum del ’93.

Allora a chi spettano i controlli?

L’organismo del ministero della Sanita’ dovrebbe svolgere i controlli nei luoghi di lavoro mentre al sistema Anpa e Arpa (le agenzie regionali di protezione ambientale, ndr) vanno i controlli nei luoghi di vita. I controlli ambientali sono stati tolti alla Sanita’, prima dal referendum del ’93 e poi dalla legge del ’94 che ha istituito l’Anpa e imposto alle regioni di istituire le agenzie regionali. Queste ultime assorbiranno le strutture che prima erano delle Asl, come i Presidi multizonali di igiene e prevenzione (Pmip). Organi che dovrebbero svolgere le stesse funzioni di tutela, come Anpa e Ispesl, dovrebbero collaborare di piu’. Purtroppo Ispesl non sta lavorando in questo senso.

Perche’ Giuliani afferma il contrario?

Non mi stupisce che Giuliani abbia una sua opinione, anche se mi suona strano che un funzionario dello stato auspichi che venga modificato uno scenario delineato da una legge.

Ma se le agenzie non ci sono come si fa, a chi si rivolgono cittadini e sindaci? In Lombardia la proposta di legge istitutiva, dell’Arpa e’ in discussione da anni.

In quel caso ci sono i Pmip che, nell’attesa delle agenzie regionali, hanno il compito di fare i controlli ambientali. In Lombardia ci sono dei Pmip molto ben preparati sull’elettrosmog, ottimi tecnici e buona attrezzatura. Altri esempi positivi sono il Pmip di Piacenza, che ora fa parte dell’agenzia regionale dell’Emilia Romagna, e l’Arpa toscana, impegnata a fornire dati e analisi durante la vicenda degli elettrodotti dell’Enel.

Si, pero’ dalla provincia di Brescia un comitato per fare delle analisi ha chiesto l’intervento dell’Ispesl da Roma.

L’atteggiamento dell’Ispesl e’ un po’ contraddittorio: da un lato sottoscrive l’accordo con i gestori delle antenne, dall’altro e’ spesso a fianco dei comitati. Dovrebbe assumere un profilo di natura tecnica piu’ obiettivo. Invece lascia intendere una disponibilita’ collaborativa con i gestori e nello stesso tempo assume un atteggiamento che tende ad accrescere l’allarme sociale sui campi elettromagnetici.Non credo sia compito di una struttura pubblica forzare un clima di apprensione, comprensibile ma non sempre giustificato, tra i cittadini.

Al sud Invece siamo piu’ indietro.

E chiaro che Ispesl ha vent’anni di esperienza maturata nei controlli sui luoghi di lavoro e nella certificazione degli impianti che nessuno vuole sminuire. E’ ovvio che in alcune parti del Paese, soprattutto nel sud dove mancano le strutture per i controlli ambientali, e’ utile mettere insieme le forze. Purtroppo prevale nell’Ispesl un atteggiamento competitivo che tenta di screditare il sistema delle agenzie regionali.

Da quanto tempo Anpa si occupa di elettrosmog?

Da due o tre anni. A Roma siamo in cinque o sei tecnici e altre decine sono sparsi nelle strutture regionali. Abbiamo strumentazioni di buon livello. Se dobbiamo misurare l’inquinamento di una serie di antenne vicine a un centro abitato abbiamo strumenti che rilevano le caratteristiche delle antenne e altri che segnalano quelle con maggiore intensita’ di emissione. La nostra funzione principale e’ di produrre ricerche, metodi di analisi per le strutture regionali che, per legge, devono effettuare i controlli sul territorio.

In una vertenza in corso a Roma che vi vede coinvolti come periti dei tribunale, il Codacons ha chiesto di togliervi l’incarico sostenendo che la vostra strumentazione e’ inadeguata.

E’ vero abbiamo avuto dei problemi ma poi li abbiamo risolti. Pensiamo di agire legalmente contro il Codacons per difendere la nostra immagine.