Prevenzione E Liberta’ Di Scelta Terapeutica

gennaio 27, 2019. by

I Verdi pongono al centro delle strategie per la salute la prevenzione ambientale, collettiva, individuale.

I motivi di tale scelta sono etici: la salvaguardia della salute è un valore assoluto; economici: in una fase di limitatezza delle risorse disponibili per gli interventi sanitari, e comunque di oculata gestione delle risorse stesse, la prevenzione può consentire grandi risparmi per la collettività.

I cardini di una politica della prevenzione sono: la promozione di stili di vita individuali sani e un forte legame sistemico tra tutela dell’ambiente e difesa della salute dei cittadini.

La prevenzione richiede perciò l’assunzione di responsabilità istituzionali, collettive, individuali.

La libertà di scelta terapeutica

Libertà di scelta terapeutica significa che nuovi modi di concepire il corpo e la salute, socialmente e culturalmente ormai radicati, e metodi di prevenzione e cura coerenti con tali concezioni e approcci, vengano sostenuti e valorizzati. In questi termini, la libertà terapeutica è uno strumento democratico e coerente con l’approccio preventivo alla salute.

I temi che possono qualificare e sostanziare una proposta politica che si muova verso una effettiva libertà di scelta terapeutica sono:

-una corretta informazione ai cittadini sui rischi per la salute connessi all’assunzione di farmaci di sintesi e alla frequenza di alcune indagini diagnostiche.

-l’umanizzazione del parto; sono necessarie azioni di assistenza domiciliare al parto e la predisposizione di servizi integrati fra pubblico e privato che favoriscano anche l’impiego di terapie non convenzionali specifiche;

-l’uscita dalla logica dell’obbligatorietà delle vaccinazioni;

-il riconoscimento e la regolamentazione delle cosiddette Medicine non Convenzionali (MnC: Omeopatia, Osteopatia, Omotossicologia, Agopuntura, Fitoterapia, ecc.); secondo le recenti statistiche sarebbero alcuni milioni i cittadini italiani che si rivolgono regolarmente alle MnC e diverse migliaia di operatori sanitari che operano in questo campo.

In particolare per quanto attiene le Medicine non Convenzionali a livello regionale sono

necessari:

° il sostegno economico e burocratico alle ASL che promuovono iniziative di integrazione delle MnC nel SSR, e in particolare l’adeguamento del tariffario regionale delle prestazioni;

° la creazione di strutture regionali di coordinamento e sostegno degli interventi nel settore;

° l’accreditamento delle strutture cliniche e formative, nonché degli operatori, mediante un confronto fra tutte le parti, sia a livello locale (associazioni, scuole, organizzazioni professionali mediche, università) che nazionale (Ministero della sanità, dipartimento professioni sanitarie);

° la promozione e il sostegno ai progetti di ricerca e studi clinici, e la valutazione in ambito territoriale del rapporto costi – benefici dell’utilizzo di MnC;

° la garanzia di una corretta e capillare informazione all’utenza per un sempre più consapevole uso delle terapie non convenzionali;

Il ruolo dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

In questo quadro, la recentemente nata Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (costituita nel 1999) può e deve avere un ruolo di supporto alla programmazione del settore sanità per quanto di competenza sia della Giunta che del Consiglio Regionale della Toscana.

Occorre che sulle questioni fondamentali già richiamate all’inizio di questo documento, (e cioè una strategia che preveda: prevenzione attraverso la difesa dell’ambiente e corretti stili di vita individuali, contenimento della spesa, apertura e sostegno alle medicine non convenzionali), l’Agenzia fornisca contributi di alto valore scientifico tramite strategie di ricerca autonomamente decise.

A parere dei Verdi è importante per il sistema sanitario toscano che l’A.R.S non solo sviluppi la ricerca sui temi epidemiologici e sulla qualità dei servizi in un quadro complessivo di economicità ed efficienza ma che possa, nei limiti delle proprie risorse e competenze, supportare gli Enti Locali, dotati di scarsi mezzi specifici in termini di competenze, nel loro ruolo di programmazione sanitaria. Ai direttori generali della ASL deve invece essere ricondotto il compito di controllo della spesa: questione delicatissima e fondamentale, come hanno dimostrato i fatti di questi mesi.

Sul controllo della spesa si gioca una partita importantissima, essa non può essere affrontata solo attraverso strumenti burocratici ma anche gestionali, e soprattutto, attraverso un’analisi approfondita della aderenza delle scelte a comprovate esigenze sanitarie delle popolazioni in una ottica di miglioramento qualitativo dei servizi ed efficacia della loro distribuzione territoriale.

Firenze, Aprile 2001