Petizione Alle Camere Ai Sensi Dell’articolo 50 Della Costituzione

gennaio 3, 2019. by

Che la presente petizione venga accolta per i seguenti motivi:

LA CLASSIFICAZIONE DEL CDR COME RIFIUTO SPECIALE RIVOLUZIONA LA DISCIPLINA DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI. Il combustibile da rifiuti dal punto di vista fisico e merceologico è un rifiuto misto, non è in generale omogeneo (cioè è composto di vari tipi di rifiuti con caratteristiche diverse anche dal punto di vista della combustione) e può, sempre in generale, portare alla formazione di diossine durante la combustione ( la produzione di tali sostanze, altamente nocive, dipende dall’impianto di post-combustione e dalla composizione del CDR)(cfr. doc. 1-lettera del Professor Tiezzi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi dell’Università di Siena). Resta ancora da ricordare, a proposito della poca affidabilità del materiale CDR dal punto di vista della sicurezza ambientale, che, in mancanza di un parametro rigido di produzione, la qualità del CDR varia da produttore a produttore e non si può, quindi, parlare di un CDR ma di vari CDR con diverse caratteristiche. Ancora, il CDR non si è mai dimostrato stabile nella combustione sia come emissioni di inquinanti sia come capacità calorica (per la estremamente mutevole composizione ed anche per le condizioni di stoccaggio e la maggiore o minore umidità). Quindi il CDR non è omogeneo come rifiuto e non lo è neanche come categoria di rifiuto. Bisogna concludere che non si vede perché un materiale così potenzialmente pericoloso per l’ambiente debba usufruire di un trattamento “agevolato” rispetto agli altri rifiuti. Infatti, se la proposta modifica dovesse essere accolta, la categoria di rifiuti denominata CDR- combustibile da rifiuti-, quale rifiuto speciale, non sarebbe più disciplinata dal comma 3 lett. b) dell’articolo 22 Dlgs 22/97, ne’ dall’articolo 23 della medesima norma contenente la cosiddetta “privativa comunale sui rifiuti urbani” e la prescrizione che la gestione dei rifiuti deve avvenire negli ambiti territoriali ottimali che sono le Province: in pratica il CDR potrebbe essere trasportato senza limitazione in tutta Italia (con i gravi rischi che tale libertà di movimento dei rifiuti comporta) e la pianificazione territoriale necessaria ad un corretto smaltimento e recupero dei rifiuti non sarebbe più applicabile al CDR diventato rifiuto speciale. Infatti per i rifiuti speciali resterebbe applicabile soltanto la lettera a) del comma 3 art. 22, con il risultato che il controllo della Pubblica Amministrazione sugli impianti che trattano tali rifiuti, potenzialmente pericolosi come gli altri per l’ambiente, si limiterebbe a dettare “le condizioni ed i criteri tecnici” che permettono di localizzare gli impianti medesimi “nelle aree destinate ad impianti produttivi”: IN ALTRE PAROLE PIU’ SEMPLICI IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI CDR SAREBBE COMPLETAMENTE FUORI DAL CONTROLLO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

LA CLASSIFICAZIONE DEL CDR COME RIFIUTO SPECIALE E’ IN CONTRASTO CON L’ARTICOLO 2 DEL DLGS. 22/97. La proposta modifica sarebbe contraddittoria con gli stessi principi generali della legge che contiene la norma da modificare, infatti all’articolo 2, che riporta fedelmente la norma della Direttiva comunitaria sui rifiuti, viene affermato, tra l’altro, che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e CONTROLLI EFFICACI. Come sia possibile sostenere che il pubblico interesse è soddisfatto ed i controlli sono efficaci, se il gestore di un impianto che tratta CDR per iniziare l’attività di incenerimento di rifiuti deve, in pratica, solo preoccuparsi di ottenere la concessione edilizia per la costruzione dell’impianto medesimo, il Ministro dell’Ambiente non lo dice.

LA CLASSIFICAZIONE DEL CDR COME RIFIUTO SPECIALE E’ IN CONTRASTO CON LE DIRETTIVE COMUNITARIE IN MATERIA DI RIFIUTI. Quello che, invece, il Ministro dell’Ambiente dice è che la modifica di cui si tratta è necessaria per adeguarci alla normativa europea. E L’affermazione non può essere condivisa. Le direttive comunitarie in materia di rifiuti non operano distinzioni di trattamento fra i rifiuti speciali ed urbani, soltanto tra rifiuti pericolosi e non pericolosi . Il numero 3 dell’articolo 3 della Dir. 2000/76/CE, “rifiuti urbani misti” è soltanto una definizione per catalogare i rifiuti che siano in qualche modo analoghi ai rifiuti domestici, mentre la legislazione europea non conosce il termine “rifiuto speciale” e tantomeno ha previsto norme particolari per tale rifiuto. Il trattamento dei rifiuti in genere (quelli non pericolosi) è disciplinato dalla Dir. 75/442/CEE modificata (si noti che il CDR non è compreso nelle esclusioni di cui all’art. 2, quindi è sottoposto alla disciplina della direttiva) e dalla Dir. 2000/76/CE per quanto riguarda specificamente l’incenerimento dei rifiuti, mentre i rifiuti pericolosi sono disciplinati dalla Dir. 91/689/CE. Quindi è assolutamente evidente che il CDR può appartenere soltanto ad uno di questi due gruppi di rifiuti ai fini della disciplina applicabile, o, meglio, può appartenere all’uno o all’altro, a seconda che debba qualificarsi rifiuto pericoloso o non pericoloso (vedi distinzione operata dal CER in vigore dal 2002 in cui la voce 191210 si riferisce al CDR non pericoloso mentre la voce 191211* al CDR pericoloso). “Tertium non datur”. Il nuovo catalogo europeo dei rifiuti che entrerà in vigore con il prossimo 1° gennaio 2002 ha individuato ulteriori categorie di rifiuti e le ha incluse nella classificazione così, come già ricordato, sotto il codice 19 (rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti etc.) subcodice 19 12 (rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti ) ora sono comprese le voci 19 12 10 -rifiuti combustibili (CDR: combustibile derivato dai rifiuti)- e 19 12 11 * -altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose-(cioè il CDR rifiuto pericoloso). E’ vero che il CDR non era compreso nel precedente catalogo ed è altrettanto vero che il codice 20 elenca i rifiuti urbani (domestici ed assimilabili), ma l’ordine delle voci del Catalogo non può certo autorizzare l’interprete a sostenere che con il nuovo CER il Combustibile da rifiuto è un rifiuto speciale perché non compreso nel codice 20 che riguarda i rifiuti urbani, PERCHE’, BISOGNA RIPETERLO, I RIFIUTI SPECIALI NON ESISTONO COME CATEGORIA PER LA LEGISLAZIONE EUROPEA (ED INFATTI IL CDR E’ CATALOGATO, CON CLASSIFICAZIONE MERAMENTE DESCRITTIVA, COME RIFIUTO PRODOTTO DA TRATTAMENTO MECCANICO DEI RIFIUTI E NON CERTO COME RIFIUTO SPECIALE) e la distinzione tra rifiuti speciali ed urbani è tutta italiana e non può certo essere usata per interpretare “pro domo sua” la disciplina europea che non prevede tale distinzione. Quindi il CDR è, per l’Unione europea, un rifiuto che può essere pericoloso o non pericoloso a seconda delle sostanze che contiene, sottoposto perciò alla disciplina prevista rispettivamente dalla Dir. 75/442/CEE oppure dalla 91/689/CEE. Queste affermazioni sembrano assolutamente pacifiche e lapalissiane, ma forse giova ricordare che ricalcano l’opinione in proposito della Commissione Europea (cfr. doc.2 lettera inviata a questo Studio legale dalla Direzione Generale Ambiente, Direzione E, Env. E.3- Gestione dei rifiuti, dove, si noti bene, si tiene già conto del nuovo catalogo europeo dei rifiuti). Quindi il CDR deve essere trattato secondo la disciplina prevista per i rifiuti dall’Unione europea, che è stata trasposta correttamente nel nostro ordinamento dal decreto Ronchi SOLTANTO PER QUANTO RIGUARDA I RIFIUTI URBANI, MENTRE, IN CONTRASTO CON LE DIRETTIVE COMUNITARIE, PER I RIFIUTI SPECIALI LA LEGGE DI TRASPOSIZIONE DETTA NORME AGEVOLATE CHE NON HANNO RISCONTRO NELLA DIRETTIVE MEDESIME. IN PARTICOLARE PER QUANTO RIGUARDA IL TRATTAMENTO DEL CDR RESTERA’ APPLICABILE L’ARTICOLO 7 DELLA DIR. 75/442/CEE CHE STABILISCE COME I PIANI DI GESTIONE DEI RIFIUTI DEBBANO CONTENERE, TRA L’ALTRO, INDICAZIONI RELATIVE AI LUOGHI O IMPIANTI ADATTI PER LO SMALTIMENTO (O, NATURALMENTE, AL RECUPERO) DEI RIFIUTI. Appare evidente, per quanto fin qui esposto, che la modifica, come proposta nel “collegato verde”, è assolutamente contraria alle direttive comunitarie sulla gestione dei rifiuti e come tale, se approvata e diventata legge, sarà oggetto dell’ennesima procedura di infrazione contro l’Italia davanti alla Corte di Giustizia Europea (per tale motivo questa petizione è inviata anche alla Commissione Europea). Se al Ministro dell’Ambiente piace considerare il CDR un rifiuto speciale dovrà annullare la distinzione di trattamento tra rifiuti speciali ed urbani che l’Italia ha introdotto in modo unilaterale. Soltanto così la proposta modifica non contrasterà con le direttive comunitarie, ma non credo che questa soluzione sia accettabile per il Ministro proponente.

DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO, FISICO E MERCEOLOGICO IL CDR RESTA UN RIFIUTO URBANO. La Corte di Giustizia, la Commissione Europea, il Ministero dell’Ambiente (così assistiamo ad un Ministro in contrasto con il suo Ministero) e recentemente, e per la prima volta per quanto ne so, il nostro Consiglio di Stato hanno affermato che “il rifiuto urbano cessa di essere tale solo dopo essere stato sottoposto ad un’attività di cernita tale da dare origine ad una frazione omogenea di rifiuto” e che “il trattamento del rifiuto urbano volto a ricavare combustibile non esaurisce l’attività di recupero, ma ne rappresenta solo una prima fase cui segue quella del recupero energetico mediante utilizzazione del combustibile stesso: se ne inferisce la non applicabilità, con riguardo al combustibile prodotto all’esito della prima fase, dell’articolo 7, comma 3, lett. g), che, nel definire speciali “i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti”, ha riguardo ai rifiuti finali, ovvero alla frazione non ulteriormente recuperabile, destinata, quindi, al mero smaltimento”.(cfr. doc. 3, lettera del Ministero dell’Ambiente e doc. 4, sentenza del Consiglio di Stato).

L’EVIDENTE CONTRASTO DELLA PROPOSTA DI MODIFICA CON LE DIRETTIVE COMUNITARIE E L’IMPATTO RIVOLUZIONARIO CHE COMPORTA SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI E QUINDI SULLA TUTELA DELL’AMBIENTE PORTA IL “COLLEGATO VERDE” AD ESSERE IN CONTRASTO ANCHE CON L’ARTICOLO 9,10 ed 11 DELLA COSTITUZIONE. Se la Repubblica deve tutelare il paesaggio, che significa certo anche l’ambiente (ART.9), e se l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (e lo è certo il trattato istitutivo dell’Unione europea) (ART.10) ed accetta le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace etc. (ed il Trattato opera certo questa limitazione) (ART.11), assisteremmo, in caso di approvazione del “collegato”, alla nascita di una legge formalmente valida, ma costituzionalmente illegittima perché contraria agli articoli della Costituzione citati, in relazione al contrasto con le direttive comunitarie. Codesti Presidenti ed i Deputati ed i Senatori dovranno, quindi, chiedersi se, alla luce delle contestazioni proposte con la presente petizione, sia possibile approvare una “legge illegittima” nel senso indicato. RITENGO CHE IL PROMOTORE DELLA PROPOSTA MODIFICA DEBBA IN DISCUSSIONE PUNTUALMENTE MOTIVARE, RIGUARDO ALLE CONTESTAZIONI SOLLEVATE (CONTRASTO CON LE DIRETTIVE COMUNITARIE ED INCOSTITUZIONALITA’), COME RITIENE POSSIBILE CHE UNA TALE NORMA POSSA ESSERE APPROVATA E RITENGO ANCORA CHE IL PARLAMENTO, IN ASSENZA DI TALI NECESSARIE, PUNTUALI ED APPROFONDITE SPIEGAZIONI, NON POSSA LEGITTIMAMENTE APPROVARE, NEANCHE CON LE FORMALITA’ E LE MAGGIORANZE PREVISTE DALLA LEGGE, UNA TALE DISPOSIZIONE.

Resta ancora da ricordare che la modifica de qua è stata già presentata inserita nella proposta di legge denominata “Ronchi quater” e dopo un lungo e travagliato “iter” procedurale, che ha dimostrato le forti resistenze incontrate in Parlamento, è stata abbandonata. Adesso si ripresenta sotto le vesti di un collegato alla legge finanziaria, ma tutte le ragioni che hanno impedito la sua approvazione allora sussistono anche oggi.

Si produce: 1) lettera prof. Tiezzi; 2) lettera della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea; 3) lettera del Ministero dell’Ambiente; 4) sentenza del Consiglio di Stato. Si allega fotocopia della mia carta di identità.

A Follonica, 21 dicembre 2001.

( avv. Franco Zuccaro)